LA BELLEZZA

IL PRIMO VIDEO NON SI SCORDA MAI

Mentre rovistavo nell'hard disk alla ricerca di una cosa di fondamentale importanza che ora non ricordo, ho trovato il mio primo esperimento animato. Risale al 2007, quando ero ancora giovane e pieno di speranze, cioè un cretino. È un video molto breve e realizzato con la tecnica classica (il mouse), ma è grazie a questo video che ho capito le grandi potenzialità espressive dell'animazione.
Chissà perché non ho mai avuto il coraggio di metterlo in rete?

IL PAZZO

BATTUTORIAL

Com'è universalmente riconosciuto, scopo principale di una battuta è far ridere. Ne deriva che le battute belle sono quelle che fanno ridere, mentre le battute brutte sono quelle che non fanno ridere. Questo potrebbe far ingenuamente pensare che una battuta abbia mediamente il 50% di probabilità di essere bella e il 50% di essere brutta, visto che uno può o

a) ridere

o

b) non ridere,

ma in realtà non è così, perché c'è anche chi

c) si offende.

È importante sottolineare che c) non è un banale sotto caso di b), ma un terzo caso a sé stante. "Non ridere" significa semplicemente e neutralmente trovare una battuta non divertente, come quando non si mangia un certo cibo perché non lo si trova buono, invece offendersi significa ritenere che quel cibo tocchi una qualche norma divina, sia che non lo si mangi sia che invece lo si mangi e poi si chieda adeguatamente perdono a dio, cioè a se stessi.
Il seguente diagramma mostra tutte le possibili reazioni di un essere umano mediamente permaloso quando sente una battuta.


Supponendo per semplicità che tutti i percorsi del diagramma siano equiprobabili, si vede che uno ride solo in un caso su sei, cioè nel 17% dei casi, mentre si limita a non ridere nel 33% dei casi e addirittura si offende nel 50%. Può così succedere che quando si fa una battuta in pubblico ci siano quelli che si offendono per quello che hai detto, quelli che si offendono per quello che credono che tu abbia detto e quelli che si offendono perché non hanno capito quello che hai detto, così, per sicurezza.
Il diagramma appena visto fornisce però anche un modo molto semplice per aumentare le probabilità di successo di una battuta, basta evitare tutte le diramazioni indesiderate. Vediamo come.
Il primo bivio che si incontra è quello che divide chi capisce la battuta da chi non la capisce, dunque per imboccare la strada che porta alla risata sarà sufficiente esprimersi nel modo più chiaro possibile. Le battute devono essere semplici, esplicite, magari accompagnate da un accenno di spiegazione. Per esempio bisogna assolutamente evitare di fare quelle battute in cui si dice una certa cosa, ma in realtà dal contesto uno dovrebbe capire che si intende esattamente l’opposto. Sono battute che rifuggono la risata, così come i vampiri, creature che notoriamente vivono di notte (cioè in assenza di luce), rifuggono la luce.
Una volta eliminata la possibilità di non essere capiti, le probabilità diventano:

Risata 33%
Non risata 33%
Offesa 33%

Già meglio.
Per aumentare ulteriormente le probabilità della risata, è assolutamente indispensabile che al bivio successivo nessuno imbocchi la strada del sentirsi toccato nel vivo. Prendiamo per esempio la battuta appena fatta:

“sono battute che rifuggono la risata come i vampiri rifuggono la luce”.

Questa ha scarsissime possibilità di toccare qualcuno, visto che i vampiri non esistono, ma se invece avessi scritto

“sono battute che rifuggono la risata come i neuroni rifuggono i grillini”

(cosa che peraltro non penso) avrei offeso circa il 30% della popolazione italiana, e questo è un problema, soprattutto se voglio vendere un libro, una cremina bio o un berretto di stagnola per proteggersi dai raggi cosmici.
Oggi lo spettro degli argomenti che possono offendere la gente si è molto allargato, inoltre, grazie ai cosiddetti social media, il processo di individuazione della battuta sgradita e di linciaggio del colpevole è molto più rapido e efficace rispetto al passato. Se l’Inquisizione avesse avuto Facebook, avrebbe bruciato molte più streghe. O vampiri. Per esempio c’è chi ha perso il lavoro per una gag come questa.


E purtroppo la persona che ha perso il lavoro non è quella con la testa insanguinata.
Ecco un elenco provvisorio e necessariamente incompleto degli argomenti che bisogna assolutamente evitare quando si fa una battuta:

Politica
Religione
Calcio
Abitudini alimentari
Difetti fisici
Animali (ma solo quelli carini, la tenia solium può essere sbertucciata senza pietà)
Musica
Cinema e televisione
Sistemi operativi
Minoranze (a meno che tu non appartenga a quella minoranza, in tal caso è ok)
Pedofilia
Cataclismi
Olocausti
Posizione del rotolo della carta igienica

Anche i vecchi argomenti da Settimana Enigmistica, tipo la suocera, la moglie o i bambini rompicoglioni, oggi sono diventati temi troppo sensibili per essere affrontati senza rischi, dunque è bene inserirli nella suddetta lista.
Ci sarebbero ancora molte cose da dire, per esempio che è sempre meglio accompagnare le battute con faccine sorridenti o farle in dialetti ritenuti simpatici, tipo il romanesco, il fiorentino, il romanesco o, in alternativa, il romanesco, ma se già ci si limita a seguire le poche regole qui esposte, le probabilità di successo di una battuta saranno circa del 50%, che non è poco.
Quello che segue è un ottimo esempio di battuta divertente:



IL GRANDE ILLUSTRATORE


ALGEBRA

LE ANIME DEI PRETI

Breve backstage di Ancora Preti, perché anche i preti hanno un’anima, anzi due: Fabrizio Odetto e Guglielmo Favilla.

TEST PER CAPIRE SE SEI UNA MERDA

Tutti si lamentano che il mondo è pieno di gente di merda, ma nessuno considera se stesso una merda. Come mai? Anzi, ognuno si considera l’esatto opposto della merda, un profumato esempio di onestà, integrità, obiettività e soprattutto non merdosità. È evidente che c’è qualcuno che non si rende conto di essere l’oggetto delle sue stesse lamentele, e questo è spiacevole principalmente per un motivo: come continuare a lamentarsi della gente di merda senza farsi rovinare questo piccolo piacere dal sospetto di farne parte?
Il presente test è un metodo semplice e oggettivo per stabilire in tutta sicurezza se si è o no una merda. Si tratta di piccole domande cui si deve rispondere semplicemente con un “sì” o un “no”, del tipo “hai fatto la tal cosa di merda?”. “Non ricordo” conta come “sì”, “solo una volta” conta come “sì”, “non sono d’accordo che questa sia una cosa di merda” conta come “sì”, in generale tutto ciò che non è “no” conta come “sì” e vale un punto merda.
Tutto chiaro? Iniziamo.

1. Quando al supermercato ti accorgi di avere messo nel carrello una cosa che non t’interessa più, la molli in un posto a caso? Se sì, sei una merda. Segna un punto.

2. Salti la fila? Sei una merda. Pensi che sia un tuo diritto saltare la fila perché sei di fretta? Sei una merda di fretta.

3. Scrivi i tuoi pensierini sui muri invece che su Facebook come fanno tutti? Sei una merda. Se i muri in questione hanno più di due secoli, questo vale due punti merda, eccoli qua: 💩💩

4. Abbandoni l’immondizia per strada invece che aspettare i giorni della raccolta porta a porta? Sei una merda. ”Eh, ma poi tanto prima o poi qualcuno passa a portarla via”. M-E-R-D-A.

5. Ascolti la televisione a un volume così alto che ti sentono anche gli antichi egizi? O sei una merda o sei sordo. Per verificare quale sia il tuo caso, avvicina l’orecchio a una sorgente sonora diversa dal televisore, per esempio un piccolo diapason intonato a 440 Hertz. Senti qualcosa? Sei una merda.

6. Passi i viaggi in treno parlando al telefono come se stessi dettando le Sacre Tavole della Legge (386 tavole, per la precisione) senza preoccuparti se intorno a te c’è chi vorrebbe dormire o leggere o anche solo semplicemente non dover passare un’ora e mezza dentro la tua magica testa? Sei una merda. Lo fai anche nell'area silenzio? 💩💩 Col vivavoce? 💩💩💩

7. Vai in palestra? Tranquillo, questo è ok. Per caso lasci il telefono e la bottiglietta d’acqua su una panca e poi te ne vai in giro per la sala attrezzi costringendo chi ha bisogno di quella panca a chiedere a tutti di chi cazzo è la roba lì sopra? Sei una merda. Tra gli oggetti che abbandoni sulla suddetta panca c’è anche l’asciugamano che dovresti usare per non imprimere la tua sindone dappertutto? Voilà 💩💩, anzi 💩💩💩💩💩.

8. Blocchi la strada con la macchina per soffermarti a chiacchierare spensieratamente con uno o più amici sorseggiando un’ipotetica tazza di tè? Non c’è problema, mi piace vedere la gente allegra e serena, ma se dopo cinque minuti l’autobus dietro di me suona il clacson e tu lo mandi a quel paese, sei una merda.

9. Non raccogli gli amabili resti del tuo cane? Merda.

10. Butti i chewing-gum per terra? Merda.

11. I mozziconi? Merda.

12. Parcheggi sulle strisce? Merda.

13. Parli al cinema? Merda.

14. Scarti caramelle a teatro? Merda.

15. Non ti piace la pita gyros? No, va beh, questa è una cosa mia. Tutto a posto.

16. Non paghi un tuo collaboratore? Ok, magari è un periodo difficile, ti sono capitate spese impreviste, investimenti sbagliati, tuo figlio drogato ha dilapidato tutto il patrimonio in prostitute e rotelle di liquirizia, i fornitori ti assillano, il mutuo, l’affitto, le tasse, un meteorite drogato è precipitato proprio sul tuo conto in banca, qualsiasi cosa, può succedere, ma se invece di dire “scusa, ma in questo periodo non riesco a pagarti” dici “ti pago il 16 gennaio” e poi non paghi e dici “ti pago il 2 marzo” e poi non paghi e dici “ti pago il 47 ottobre” e avanti così all’infinito, non sei una merda, sei una betoniera di merda (una betoniera di merda può essere comodamente quantificata in quattrocentocinquantaduemila e ottocentoventinove punti merda).

Bene, ora somma tutti i punti totalizzati e scopri che merda sei.

1 punto. Merda saltuaria.
Non sei una merda, ma ogni tanto ti capita di fare cose di merda. Forse per sbadataggine, per pigrizia o magari perché tutti intorno a te si comportano di merda e tu non vuoi dare nell’occhio. Quale che sia il motivo, tieni sempre a mente che, agli occhi di chi non ti conosce, vieni semplicemente annoverato fra le persone di merda. Ricordatene quando in futuro ti indignerai per il comportamento di merda di qualcun altro, forse anche lui è solo una merda saltuaria.

2 punti. Merdina.
In teoria non saresti una merda, però ti comporti come una merda. Questo ti fa sentire in colpa, ma non abbastanza da riuscire a smettere, perché in fondo, ammettiamolo, è molto più comodo essere una merda che non esserlo. Devi cercare di impegnarti di più e avere fiducia in te stesso, puoi farcela, ma soprattutto smetti di lamentarti della gente di merda, non ne hai nessun diritto.

3 punti. Merda classica.
Merda a tutto tondo, fastidiosa, inopportuna, invadente, convinta di essere il centro nevralgico dell’universo cui tutto è dovuto e tutto spetta e, cosa importantissima, totalmente inconsapevole di essere una merda, visto che, se un altro fa una cosa di merda, è perché è una merda, ma se invece la stessa cosa la fai tu è perché ne hai diritto per ripianare una qualche presunta ingiustizia passata, presente o futura. In pratica sei un bambino di sei anni nel corpo di un adulto (naturalmente un bambino di sei anni di merda).

4 punti. Merdaccia.
Come la merda classica, ma con cattiveria.

Più di 4 punti. Ammazzati.

ANCORA PRETI – EP.24 SICUT ERAT IN PRINCIPIO


Voci: Guglielmo Favilla (Papa) e Fabrizio Odetto (parroco).
Doppiaggio: Paolo Armao.

Episodi pubblicati.

Prima stagione.

INDAGINE INTORNO AGLI IRON MAIDEN

Al liceo il mio gruppo preferito erano gli Iron Maiden e questo completava il quadro del perfetto sfigato: occhiali, brufoli, Iron Maiden, oltre ovviamente alla totale mancanza di rapporti sessuali con donne non immaginarie, ma questo concetto è già compreso nella parola “sfigato”. Gli Iron Maiden mi piacevano perché erano diversi dai gruppi che andavano di moda, per esempio avevano le chitarre distorte, gli urli, gli assoli e grazie a dio non facevano canzoni d’amore. Che palle le canzoni d’amore! Sempre uguali. Invece le canzoni degli Iron Maiden erano molto più varie: la morte di un soldato inglese nella guerra di Crimea, la morte di Alessandro Magno, la morte di un condannato a morte e così via. E poi le copertine erano molto più in sintonia con il mio stato d’animo.


Certo, se avessi saputo che tutta la loro musica era già contenuta nel concerto in sol minore “per sua Altezza Reale di Sassonia” di Vivaldi, avrei ascoltato quello, ma all’epoca pensavo che la musica antica fosse Albano e Romina. 
Oltre a questo c’era anche il fatto che gli Iron Maiden mi facevano sentire parte di una comunità, un po’ come gli scout o i marxisti: mi bastava mettere una divisa e pronunciare certe parole d’ordine e subito mi sentivo un membro riconosciuto di una grande famiglia. Non mi sono mai sentito così accettato e rispettato come il giorno in cui sono andato al mio primo concerto, non importava quanti brufoli avessi o quanto fossero spessi i miei occhiali, tutti mi trattavano come un amico. Sono anche andato vicino ad avere un rapporto sessuale (contatto visivo superiore ai dieci secondi).
Recentemente mi è capitato di scoprire che gli Iron Maiden esistono ancora! (Il punto esclamativo sta a indicare la mia grande sorpresa). Secondo i miei calcoli dovrebbero avere circa 126 anni, ma quello che conta è che esistono, non si sono sciolti (come band, intendo) e fanno ancora i concerti, anche se spero non in calzamaglia attillata come negli anni ‘80. Rispetto al tempo in cui li ascoltavo io, hanno fatto altri dieci dischi (si dice ancora “dischi”?) e a giudicare dai titoli delle canzoni sono sempre quelli di una volta: “Death qui”, “Death là”, “Death everywhere”. Così, un giorno in cui avevo un po’ di tempo libero, ho aperto Youtube, mi sono messo sul divano e no, non sono più quelli di una volta. Non che adesso le canzoni siano poi così brutte, però mi sembrano stanche, ripetitive, ingenue. Sono loro che sono peggiorati o sono le mie orecchie che sono migliorate? Per togliermi il dubbio ho riascoltato le vecchie canzoni e devo ammettere che mi piacciono ancora, così ora la domanda diventa: sono loro che sono peggiorati o sono le mie orecchie che sono migliorate ma la nostalgia non mi permette di accettare il fatto che ascoltavo musica brutta? Il problema è che la mente umana è ingannevole, per proteggerci dalle delusioni cerca di farci vedere non ciò che è vero, ma ciò che ci piace, e in questo caso potrebbe cercare di farmi credere che le mie tanto care e amate canzoni della giovinezza (e di conseguenza la mia giovinezza) sono ancora lì, belle e intatte come una volta.
Per stabilire quale sia la verità oggettiva, ho condotto la seguente indagine: prima di tutto ho selezionato un campione di persone rappresentativo della popolazione mondiale che non ha mai ascoltato gli Iron Maiden: mia moglie; dopo di che ho creato una lista di canzoni degli Iron Maiden da sottoporre al suo giudizio. Per evitare di scegliere quelle del passato che mi piacciono di più e corroborare così la tesi più piacevole con un banale trucco (la mente umana fa anche questo), ho stabilito un criterio di selezione da applicare sistematicamente a ogni album (si dice ancora “album”?): per ognuno di essi ho preso il primo minuto e mezzo della seconda canzone. Avrei potuto scegliere il 33 giri tutto intero (33 giri?), ma non voglio abusare della pazienza del mio campione statistico e rischiare così che diventi un campione rappresentativo della popolazione delle mie ex-mogli. Per ciascuna canzone è stato chiesto al campione di dare un punteggio da 0 a 2, avendo avuto naturalmente cura di presentare le canzoni in ordine casuale. 0 significa “non mi piace”, 1 “non saprei”, 2 “se ti dico che mi piace possiamo finirla qui?”.
I risultati sono indicati qui sotto

1981 Wrathchild: 1
1983 Revelations: 0
1986 Wasted Years: 2
1990 Holy Smoke: 0  
2003 Rainmaker: 0
2010 El Dorado: 1
2015 Speed of Light: 1  

Raggruppando le canzoni per quattro e facendo la media dei giudizi e degli anni di pubblicazione, si ottiene l’andamento temporale della qualità delle canzoni indicato nel grafico qui sotto.


Da questi risultati sembrerebbe emergere abbastanza chiaramente che le canzoni degli Iron Maiden sono più o meno sempre le stesse, da cui segue che i loro vecchi long playing (!?) sono brutti tanto quanto quelli nuovi. Bisogna però osservare che il campione intervistato è fatto al 100% di persone che ascoltavano Edoardo Bennato, e quindi che ne sanno?

CONCLUSIONI
La mia giovinezza è ancora là, pura e intatta, congelata in un passato eterno sempre a portata di mano.