10 REGOLE D'ORO PER VIVERE SERENI

1.
Quando hai dei sintomi che ti preoccupano (un dolore intercostale, un prurito inesistente, una macchia, nessuna macchia, cose di questo tipo) mai cercare informazioni su internet. Con internet dopo tre click sei già arrivato al tumore. Se non ti senti bene, vai dal tuo medico di base e lasciati rassicurare dalla sua incompetenza.

2.
Non cercare mai gli occhiali quando sei senza occhiali, è inutile. Siediti da qualche parte e aspetta, prima o poi ritorneranno.

3.
Leggi solo giornali in lingue che non conosci.

4.
Non metterti mai a discutere con degli sconosciuti, rischi solo di innervosirti. Che ti importa di persone a cui non tieni? Dai sempre ragione a tutti e, quando uno ti nomina la sua città natale, tu digli sempre “magnifica città, non credo esista posto più bello al mondo”, lo farai contento.
Esempio.


Io sono di Busto Arsizio.

Magnifica città, non credo esista posto più bello al mondo.

È orribile.

Hai ragione.


5.
Se per caso ti capita di sporcarti d’olio mentre apri una scatoletta di tonno, mi raccomando, non farti prendere dal panico. Devi resistere alla tentazione di versarti tutta la scatoletta sulle mani e spalmartela rabbiosamente addosso come fosse sapone. Respira profondamente e conta fino a cento, anzi, 1016. Che sarà mai un po’ d’olio? Se stai cenando con una scatoletta di tonno, i tuoi problemi sono altri.

6.
Rinuncia a cercare una logica nel comportamento umano, altrimenti finirai col perdere il senno e ti istupidirai come un qualsiasi babbeo. È successo a molti. Per esempio conoscevo un tizio che era uno stimato professionista nel ramo del commercio degli arredi da bagno, finché, un giorno, si è chiesto com’è possibile che alcuni si lamentino giorno e notte dei cosiddetti “politici corrotti” e poi, come se niente fosse, pretendano di essere pagati in nero. Il giorno dopo si è svegliato così


7.
Non fotografarti, così non saprai mai che sei invecchiato.

8.
Quando ti accorgi che uno sta cercando di fregarti, cerca di facilitargli il compito, così almeno si sbriga. Opporsi non serve a niente, prolunghi solo l'agonia. Io, quando uno mi si avvicina per propormi un “affare”, gli do direttamente 50 euro.

9.
Non iniziare mai a bere Champagne, è come la famosa pillola rossa di Morpheus: dopo che l’avrai presa, ogni altro vino ti sembrerà succo di frutta scaduto.

10.
Cerca di vedere le persone come se fossero cavalli, tutto ti sembrerà più accettabile.

L'ABISSO

CIOLEK & BASU

Iniziamo?

Vorrei aspettare il signor Ciolek, se non le spiace.

Sono io.

Ah, mi scusi... allora intendevo dire che vorrei aspettare il signor Basu.

Io sono il signor Basu.

Pensavo che Ciolek & Basu fossero due persone diverse.

È così, io sono Ciolek e io sono Basu. Possiamo iniziare ora?

Di cosa vi occupate?

Regioni di formazione stellare.


WOW!

In banda radio.


Wow...

Già.

E poi?

Basta.

Formazione stellare, quindi.

Esatto. Io mi occupo della formazione e io dello stellare, poi incrociamo i dati e vediamo che fare. Saper organizzare bene il lavoro vuol dire molto, concordo pienamente. In cucina, per esempio, diglielo, io mi occupo del cibo e io delle stoviglie. Separatamente.

Da quanto tempo studiate la formazione stellare?

Oggi è lunedì?

Sì.

Da sempre.

E non avete ancora finito?

È un campo di ricerca molto vasto. Ancora oggi non si sa quasi nulla delle regioni di formazione stellare, si sa cosa sono, di cosa sono composte, come si formano, da cosa si formano, cosa formano, come, quando e perché, ma per esempio non si sa la loro temperatura, o meglio, non si sa la loro temperatura al centro, cioè la si sa, ma non con la precisione necessaria per poter dire che la si sappia con la precisione necessaria. Per esempio noi abbiamo scoperto che non è 7.98 gradi Kelvin come tutti pensano.

Ah, no?

È 7.96.

Affascinante... e cosa pensate del problema della materia oscura?

Noi ci occupiamo di formazione stellare.

Esiste vita nell’universo?

Non lo so, ma se esiste e si trova al centro di una regione di formazione stellare, la sua temperatura è 7.96 gradi Kelvin. Aspetta! Cosa? 7.95. Sul serio? Giuro! Non mi stai prendendo in giro? Lo sai che non scherzo mai sulla temperatura delle regioni di formazione stellare. Bisogna festeggiare! Crutcher & Troland stiamo arrivando!

Crutcher & Troland?

È la concorrenza.

Anche loro studiano regioni di formazione stellare?

In realtà è una persona sola.

Non mi dire...

Proprio così, ma è convinto di essere in due. Al momento è suo il record di 7.93 gradi Kelvin, ma vatti a fidare... sarei curioso di vedere che equazione del trasporto usa. Già. Secondo me, io posso arrivare almeno a 7.90. Ci puoi scommettere. Vedrai.

Qual è l’errore di queste misure?

Cosa sta insinuando?

L’errore delle misure.

Non ci sono errori nelle misure.

Dico le barre d’errore, avete presente la teoria degli errori?

Noi ci occupiamo di formazione stellare. Ben detto.

CHI RIMANE

COME È FATTO UN CAMIONISTA

La situazione perfetta in cui vedere una persona come realmente è, denudata da inibizioni sociali e false cortesie, sono i commenti anonimi in rete. Ovviamente con “anonimato” non intendo il semplice uso di uno pseudonimo. Fa ridere chi chiama “nome vero” il nome anagrafico e “nome falso” uno pseudonimo, confondendo la validità legale di un nome con la sua riconoscibilità pubblica. Non mi pare che qualcuno definisca “anonimi” Mel Brooks (Melvin Kaminsky), Rita Hayworth (Margarita Cansino) e Madonna (Maria qualcosa). Senza contare che lo pseudonimo che uno si sceglie da solo è molto più “vero” dello pseudonimo che gli viene affibbiato alla nascita da genitori e Stato.
L’anonimato è quella condizione in cui non si è riconoscibili e non si deve rispondere delle proprie azioni, ed è una condizione che rende la gente particolarmente sincera, molto più del vino. Su internet è facile essere anonimi, ci vogliono quindici secondi a creare un indirizzo email fittizio, aprire un account Facebook con un nome a caso e andare a importunare qualche grillino, cosa che peraltro non ho mai fatto, ma fuori da internet come si fa? Bisogna mettersi i baffi finti? Fare un accento straniero? E come fanno gli stranieri coi baffi? In realtà il modo più efficace di essere anonimi fuori da internet è rinchiudersi in un voluminoso esoscheletro di metallo dotato di clacson, ruote motrici e motore a scoppio. Solo così è possibile sguinzagliare se stessi in giro per il mondo senza nessuna paura, e non bisogna fare nemmeno la fatica di esprimersi verbalmente. Al sicuro nel proprio abitacolo, uno diventa un puro grumo di volontà senza nome, il cui unico scopo è arrivare dove vuole arrivare nel più breve tempo possibile, fosse anche al cimitero.
È per questo motivo che, se si vuole conoscere a fondo una persona, basta guardare come guida. Ci sono i paurosi, che guidano come se fossero nella giungla; i rissosi, che appena si sentono feriti nell’orgoglio ingaggiano un duello di clacson; i rigorosi, che se vedono un segnale tipo questo
spengono la macchina e proseguono a piedi; gli esteti, che considerano la segnaletica stradale puro ornamento; gli indecisi, che girano ore e ore attorno alla stessa rotatoria nella speranza che appaia il cartello giusto, e naturalmente la categoria più diffusa di tutte: gli imbecilli, quelli che usano i lampeggianti come fossero siluri fotonici (secondo me fanno anche il rumore con la bocca). Tutti i caratteri umani sono rappresentati nei modi di guidare, puri e evidenti come se fossero scritti sulla targa. Poi ci sono i camionisti, anzi il camionista.
Dico “il” camionista, perché in realtà si tratta di una sola persona con tanti corpi, cosa che si evince dal fatto che tutti i camion si comportano allo stesso modo in tutte le autostrade dell’universo: si buttano sulla tua corsia appena sei a tiro, sorpassano gli altri camion alla stessa velocità con cui crescono le unghie, viaggiano appiccicati uno all’altro come una specie di centipede umano, sfoggiano effigi di Padri Pii e donne nude (mai donne pie e padri nudi), si imbizzarriscono contro qualsiasi cosa non abbia le fattezze di un camion e, in generale, seguono un misterioso sistema di regole non scritte di cui solo loro sono a conoscenza, una specie di codice cavalleresco del camionista. Chi lo trasgredisce viene preso a clacsonate senza nessuna pietà. 
Un giorno, mentre osservavo un camion fermo davanti a me in una piazzola di sosta, mi sono chiesto: ma come sarà fatto un camionista, questa entità eterna e ubiqua? Avrà le sembianze previste dal suo stereotipo, cioè un energumeno grezzo e unto coi ciuffi di peli che gli escono dalle orecchie? O invece sarà completamente diverso, tipo un lombrico? Quali caratteristiche deve avere una creatura per poter sopportare una vita in autostrada, da solo, a quella velocità insostenibile? Per esempio, un autista di bus deve avere una grande capacità di concentrazione per ignorare tutti quelli che parlano col conducente, un tassista deve avere memoria, un pilota di Formula Uno deve riuscire a non addormentarsi, ma un camionista? Com’è fatto un camionista? Per togliermi la curiosità, mi sono avvicinato al camion e ho aperto la portiera. Non c’era nessuno.

ISTRUZIONI PER TROVARE POSTI SILENZIOSI

A me piace il progresso. Non sono uno di quelli che dice “ah, come si stava bene nel paleolitico, quando eravamo a contatto con la natura e le controversie venivano risolte in modo semplice e spontaneo: a mazzate sulla testa”. No, grazie. A me piace la civiltà, mi piace che si faccia la coda al supermercato, che ci si chieda gentilmente il permesso prima di accoppiarsi e, cosa non trascurabile, che sia io a mangiare gli animali e non viceversa. Uno come me nel paleolitico non sarebbe sopravvissuto neanche un minuto, tempo di mettere la testa fuori da mia madre e mi sarei preso la polmonite. Ora invece ho una medicina per tutto: lo sciroppo per la tosse, le pastiglie per lo stomaco, le gocce per la gente, per non parlare di internet. Come si faceva a vivere prima di internet? Se ora voglio il sushi, apro il computer e lo ordino. Prima uno cosa doveva fare? Uscire di casa? Ma siamo matti? Ciononostante devo dire che c’è una cosa, una sola, che invidio molto al passato: il silenzio.
Oggi sembra che tutto sia congegnato per cancellare il silenzio: clacson, suonerie, betoniere, persino in aereo, a undicimila metri di quota, c'è un casino pazzesco, e non mi si dica che è il rumore dei motori, per favore. È chiaramente un suono diffuso all’interno della cabina per coprire l’insostenibile silenzio che ci sarebbe a quella quota, perché, lo sappiamo, la gente non riesce a sopportare il silenzio, al massimo lo regge per un minuto, non di più. È come se il silenzio potesse rivelare qualcosa di terribile, qualcosa che sotto sotto tutti sanno ma non vogliono sentirsi dire.
Fra tutti gli strumenti che l'uomo ha ideato per eliminare il silenzio, ce n’è uno che li batte tutti: le canzoni. Lo scopo principale delle canzoni non è fare musica, come ingenuamente si crede, ma cancellare in modo sistematico e definitivo dall’esistenza umana ogni traccia di silenzio, anche la più piccola, e questo vale per tutte le canzoni, da Gigi D’Alessio ai Radiohead, su su fino ai Girls in Hawaii. Le canzoni sono dappertutto, nei bar, in palestra, nelle sale d’attesa, persino nei bagni pubblici, e anche se ti chiudi nel ripostiglio di casa tua e ti tappi le orecchie, le canzoni continueranno comunque a risuonarti nella testa con le loro melodie orecchiabili. Non vorrei sembrare esagerato, ma le canzoni sono la negazione ontologica del silenzio, perché non si limitano a coprirlo, cosa che può fare anche un banale neonato, ma lo annientano come possibilità. A causa delle canzoni, non è rimasto nessun posto sulla Terra dove si possa trovare un po’ di silenzio. Ecco una lista dei posti dove ultimamente l’ho cercato:
- Camera da letto.
- Box doccia.
- Cassetto delle posate.
- Bilbao.
- Monte Cimone.
Niente da fare, è più facile trovare un valigia con un milione di euro (piccola nota: non ho trovato nemmeno quella). Quindi? Quindi niente, sembrerebbe non esserci nessuna speranza. In realtà un piccolo posto silenzioso è rimasto, solo che non è un luogo fisico, ma un luogo dell’anima.

















Ah ah ah scherzo! Il giorno in cui scriverò seriamente “luogo dell’anima”, per favore qualcuno mi abbatta. Dicevo, un posto silenzioso c’è, ed è la musica, dove con “musica” intendo la musica cosiddetta classica, anche se sarebbe più corretto chiamarla “musica europea dal Cinquecento a oggi escluse le canzoni”, ma che qui per semplicità chiamerò, appunto, “musica”. A differenza delle canzoni, la musica non solo non cancella il silenzio, ma lo contiene, lo usa e in qualche caso particolarmente fortunato lo crea.
Il modo più brutale per vedere il contenuto di silenzio di un brano musicale è guardare la sua onda sonora. Questa è l’onda di Misses, una canzone che ho impiegato circa tre mesi a togliermi dalle orecchie.


Mentre questa è quella del primo movimento della quinta sinfonia di Beethoven


Mentre nella sinfonia ci sono i forte e i piano, i pianissimo, i piano pianissimo e addirittura le pause, la canzone è praticamente tutta sparata al massimo. Questo è ottenuto con la compressione dell’intervallo dinamico, un effetto molto usato nella musica leggera e che serve a rendere il volume uniforme. È per questo che le canzoni si prestano così bene a fare da tappezzeria sonora: sono sempre perfettamente udibili dall’inizio alla fine, senza il rischio di pericolosi silenzi.
Ma oltre al silenzio come assenza di suoni, c’è anche un altro tipo di silenzio, quello che si ha quando ciò che potrebbe essere detto non viene detto e, in certi casi, se è non detto bene, può essere più eloquente di ciò che viene detto. A differenza delle canzoni, dove tutto è esplicito e esibito come in un film porno, la musica parla anche attraverso quello che non dice. Prendiamo per esempio questa fuga del Clavicembalo Ben Temperato.


Le quattro voci iniziano a parlare una alla volta, si rispondono, si ripetono (nello stesso modo o capovolte), si inseguono e soprattutto qualche volta tacciono. Non parlano sempre tutte assieme, a volte sono in tre, in un paio di casi rimangono solo in due, ma le voci che tacciono non spariscono, sono sempre lì anche loro, potrebbero parlare ma per qualche motivo preferiscono stare in silenzio, ed è così bello ascoltare le persone che stanno in silenzio.

L'ANSIMATORE

Siccome ormai ho quell'età in cui bisogna iniziare a combattere il declino fisico, ho deciso di iscrivermi in palestra. In realtà non so se serve, ma almeno mi dà l'impressione di stare facendo qualcosa. È come con la fame nel mondo: compri le banane alternative che costano il triplo e poi ti senti a posto con la coscienza.
La palestra è un mondo strano, per qualche motivo le persone sono tutte vestite con colori catarifrangenti, ma senza triangolo segnaletico, e spesso hanno l'abitudine di rimanere ipnotizzate davanti alla propria immagine allo specchio, come i conigli con i fari delle macchine: non si capisce se sono attratti o spaventati. C'è quello che vuole dimagrire, quello che vuole chiacchierare, quello che vuole sconfiggere l'umanità col solo odore delle ascelle, e così via, ma per me il personaggio più curioso di tutti è l'ansimatore. 
Di sesso prevalentemente maschile, questo frequentatore di palestre si distingue dagli altri per il fatto che quando si allena, appunto, ansima. Ma non ansima come uno che ansima (quello tutti), ma come uno che viene sodomizzato da King Kong, non fa "ans... ans...", ma fa "mmmuaaaAAANS!!!" e quando finisce l'esercizio si guarda intorno tutto soddisfatto molleggiandosi sulle ginocchia, come se si aspettasse di essere applaudito. Un giorno, giuro, lo applaudo. Lo applaudo e gli dico "ti sto applaudendo in segno di scherno".
Per chi non avesse mai visto un ansimatore, è fatto così


ma senza muscoli.
L'ansimatore è convinto di essere molto più grosso di quello che in realtà è, per questo motivo si aggira per la palestra al rallentatore, come se si stesse trascinando dietro chili e chili di muscoli: tiene le braccia il più possibile staccate dal corpo, aggira gli ostacoli tenendosi a una distanza di sicurezza di circa 2,5 Schwarzenegger e ogni suo minimo movimento è fatto sempre con estrema cautela, come se avesse paura di abbattere i muri con una semplice gomitata. Questa sopravvalutazione della propria energumenicità lo porta a fare gli esercizi col doppio dei pesi che è in grado di sollevare, con i tristi risultati che si possono immaginare: non sembra uno che si allena, sembra uno con un malore. Naturalmente nessun istruttore può permettersi di correggerlo, l'ansimatore sa tutto: classifica i pettorali in alti, bassi, posteriori, anteriori e, credo, nasali, è convinto che l'acqua senza integratori sia veleno e segue una ferrea dieta Paleolitica, visto che in quella mitica età dell'oro gli uomini vivevano sulla Terra sani e muscolosi senza mangiare tutte le schifezze che ci sono ora (fargli notare che nel paleolitico si praticava il cannibalismo può non essere un'idea brillante).
Non parla volentieri, ma quando parla i suoi argomenti sono i seguenti:

• donne.

Ecco un esempio di dialogo fra due ansimatori:


Ciao, Frank. Ieri sera ho fatto uso di una donna.

Complimenti, James!

Grazie.

E com'era?

Morbida, profumata, tre fori.

Tre fori!?

Almeno.


Purtroppo le performance dell'ansimatore non si esauriscono nell'allenamento, ma proseguono anche nello spogliatoio, e questa è la parte più spiacevole della cosa. Per esempio la settimana scorsa, mentre ero seduto ad allacciarmi le scarpe, sento lo sportello della doccia che si apre "mmmuaaaAAANS!!!". È lui, senza accappatoio né niente, tutto fiero della propria nudità come un artista della propria opera (un'opera col pene). In genere, quando uno esce dalla doccia, si dà un'asciugata, si mette le mutande o qualsiasi altra cosa adibita a coprirsi le vergogne e poi, e sottolineo "poi", si dirige verso i fon per asciugarsi i capelli, ma lui no, lui prima di ogni cosa si deve asciugare i capelli e così, tutto nudo e sgocciolante, inizia a deambulare per lo spogliatoio. Io cerco di allacciarmi le scarpe il più in fretta possibile, ma ottengo solo il risultato di aggrovigliarmi come in una rete da pesca (grazie mamma! Questo è il risultato di avermi vestito e pettinato fino in terza media!). I fon sono tutti liberi, ci siamo solo io e lui in tutto lo spogliatoio, ma lui dove decide di andarsi a piazzare? Esatto.
Non ho il coraggio di girarmi, ma percepisco distintamente la presenza di un pene a pochi centimetri dal mio orecchio. "Grazie" vorrei dirgli, "molto carino, ma ne ho uno simile anch'io". Invece faccio finta di niente, sistemo le stringhe in un qualche modo e me ne vado. Capisco andare fieri del proprio corpo, può succedere, ma cosa ti fa pensare che mi faccia piacere contarti uno per uno i peli pubici?
So che quello che sto per dire potrà sembrare incredibile, è talmente incredibile che mi viene quasi il dubbio di essermelo immaginato, ma poco prima di chiudere la porta sono sicuro di averlo sentito parlare col suo pene. O forse viceversa.

POLLI E CHEF

Io non sono esattamente un filantropo. Sono una persona educata, paziente e con un talento naturale per il subire in silenzio, ma faccio fatica a interessarmi ai problemi altrui, non vado matto per animali e bambini (per me sono solo un problema igienico) e se faccio un favore a qualcuno, lo faccio solo perché mi sono incaponito nel voler essere quel tipo di persona che fa i favori, ma non li faccio con la gioia nel cuor. Certo, non mi piace vedere la gente che soffre, ma se capita mi limito a cambiare canale. Quindi, in estrema sintesi, non sono un filantropo e men che meno un cosiddetto buonista, ciononostante, se c’è una cosa che mi dà fastidio, è tutta questa dilagante avversione per gli stranieri. Non tanto per motivi etici, chi se ne frega dell’etica? L’etica è solo un trucco per fare del male agli altri continuando a sentirsi buoni. È una questione di logica: che differenza fa se il tuo vicino di casa è bianco, nero o verde? Per caso devi abbinarlo al divano? Giudicare una persona per le sue azioni o le sue idee è logico, giudicarla per come è colorata, pettinata o vestita è illogico, incredibilmente e fastidiosamente illogico. Infatti la gente non odia gli stranieri perché convinta che siano dei delinquenti, ma si convince che siano dei delinquenti perché li odia. Prima viene l’odio, poi tutto il resto. Se così non fosse non si spiegherebbe la gioia sfrenata con cui accoglie ogni notizia di cronaca nera quando il colpevole è uno straniero, è la gioia di chi riceve il via libera per odiare da Dio in persona.


Non sei tu che sei un razzista di merda, figliolo, sono loro che sono dei delinquenti.

Grazie, Dio! Lo sapevo!

Odia più che puoi, l’etica è dalla tua parte.

Posso odiare anche i vigili urbani?

Certo, hanno ucciso Carlo Giuliani.


Primo Levi, che era uno che se ne intendeva di queste cose, diceva che l’odio razziale è una cosa che viene spontanea anche ai polli.

L'avversione contro gli ebrei, impropriamente detta antisemitismo, è un caso particolare di un fenomeno più vasto, e cioè dell'avversione contro chi è diverso da noi. È indubbio che si tratti, in origine, di un fatto zoologico: gli animali di una stessa specie, ma appartenenti a gruppi diversi, manifestano fra loro fenomeni di intolleranza. Questo avviene anche fra gli animali domestici: è noto che una gallina di un certo pollaio, se viene introdotta in un altro, è respinta a beccate per vari giorni.

Ecco perché le pulizie etniche non passano mai di moda, come i jeans. Eppure gli esseri umani non sono polli. La cosa che mi fa diventare matto è: perché uno con un cervello così


si comporta come se avesse un cervello così?


Per tentare di capire, ho cercato di mettermi nei panni dei razzisti, cioè ho sostituito mentalmente gli stranieri con una categoria di persone che io disprezzo e che, se dipendesse da me, resterebbe rinchiusa a vita negli istituti alberghieri: gli chef.
Cosa proverei io se ogni anno arrivassero in Italia migliaia di tizi così?


Migliaia di narcisisti vestiti come la parodia di un cuoco della Disney, tutti convinti di essere grandi artisti, delle specie di Michelangelo dei fornelli, con la piccola differenza che le opere di Michelangelo durano secoli, mentre le opere di uno chef durano il tempo di andare in bagno. Come reagirei se nei tg vedessi barconi carichi di chef sbarcare sulle coste italiane? Uomini, donne, bambini, tutti chef, tutti vogliosi di farti provare i loro audaci abbinamenti culinari, cioè più o meno gli abbinamenti che faccio io quando ceno con quello che mi è rimasto in frigo: pizzoccheri col tonno, cetriolini sottaceto e maionese, solo che io non farei mai pagare una roba del genere 100 euro e, soprattutto, non avrei mai il coraggio di spacciarla per “tagliatelle di grano saraceno con tonno cilindrico, cetrioli mignon rifiniti all’aceto e ricordo di uova”. Questa gente è riuscita a far credere ai poveri che, se buttano via mezzo stipendio per mangiare cose a caso descritte in modo eufemistico, allora possono provare l’emozione di sentirsi ricchi per una sera. Peccato che un ricco non si farebbe mai infinocchiare in questo modo, altrimenti non sarebbe diventato ricco.
Ecco, se esistesse un populista che mi promettesse di espellere dall’Italia tutti gli chef o, che so, di potergli sparare se mi entrano in cucina, io dovrei fare davvero uno sforzo enorme per non andarlo a votare, ma alla fine penso che resisterei. In fondo preferisco seguire la logica invece che i polli.

IL TRASLOCO


ORECCHIE

Sono felice di annunciare che giovedì 18 maggio questo blog compirà 6 anni, 11 mesi e 13 giorni. Buon qualcosaversario, blog! È un traguardo importante, anche perché 6 più 11 più 13 fa 30, che è un numero interessante.
Per festeggiare l’evento, giovedì uscirà al cinema Orecchie, di cui ho scritto il soggetto (il trailer qui). Chi segue questo blog fin dalle origini potrà anche riconoscere nel film alcuni vecchi post che sono diventati finzione. Chi indovina quali sono riceverà in premio il mio personale permesso di bere un’altra birra quando tutto fa pensare che sarebbe meglio andare a dormire.
Lo so, sono molto generoso.


IL MAGO DEL SINAI

Ed ecco al terzo giorno, sul far del mattino, vi furono tuoni e lampi e una densa nube avvolse la cima del monte, come dopo l'esplosione di centinaia di mortaretti: tutto il popolo accampato ai piedi del monte fu scosso da tremore, alcuni fuggirono, altri si gettarono nel Mar Rosso, altri ancora fusero un vitello d'oro e lo scongiurarono di salvarli. Allora Mosè disse al suo popolo:


Vado a vedere che succede.


Salito sul monte Sinai, trovò un povero vecchio con la barba abbrustolita. Era simile a un barbone, ma molto meno elegante.


Come ti chiami, ragazzo?

Mosè.

Mosè, io sono il Signore.

Lei?

Già.

...

Che c'è? Non mi credi?

No, no... vado a chiamare gli altri.

Fermo! Il popolo non può salire sul monte Sinai.

Perché?

Perché... mm... è troppo faticoso.

Abbiamo gli asini, Signore.

È faticoso anche per gli asini.

Ma... sono fatti apposta.

Il popolo non può salire perché il monte è sacro, ok?

Sul serio?

Sì. Fissa un limite verso il monte e dichiaralo sacro.

Sì, Signore...


Mosè scese verso il popolo e spiegò loro la situazione. Tutti furono molto delusi di non poter conoscere il Signore di persona, ma alla fine se ne fecero una ragione. Dopo di che Mosè prese un piatto di costolette d'agnello e un cartone di vino, come gli aveva ordinato il suo Signore, e tornò in cima al monte.


Ho portato la roba per il sacrificio.

Bravo, ragazzo. Come ti chiami?

Mosè. La brucio?

No, no, sei pazzo! Posa tutto sull'altare.

L’altare?

Questo qui.

È solo un mucchietto di terra, Signore.

Ricorda, Mosè, farai per me un altare di terra, non lo costruirai con pietra tagliata, né costruirai gradini.

Ma non ha senso.

Vedrai che qualcuno lo troverà. Ora prendi tavola e penna che ti detto i comandamenti.

Sì, Signore.

Primo, io sono il Signore tuo Dio, non avrai altri dei all'infuori di me.

All’infuori... di... me.

Esatto. Secondo: non nominarmi invano.

Cioè nessuno deve sapere che siete qui.

Sei un ragazzo sveglio. Come ti chiami?

Mosè.

Terzo: il sabato ricordati di portarmi da mangiare.

Agnello?

Quello che ti pare, purché non sia maiale.

Neanche la salsiccia?

Il maiale è proibito!

No, la prego! Il maiale no!

Fissa un limite verso il maiale e dichiaralo proibito.

Quarto?

Cosa?

Il quarto comandamento.

Non c'è nessun quarto comandamento.

Signore, tre comandamenti sono una barzelletta.

Gli altri inventateli tu, ora ho da fare.

Sì, Signore.

Ragazzo?

Dica.

La prossima volta porta anche le posate.

Sì, Signore. 

CACCIATA DAL PARADISO

MAIALE ARROSTO CINESE

Io amo molto il maiale arrosto cinese, non nel senso che me lo farei (anche se, obiettivamente, una bottarella...), ma nel senso che ho un grande rispetto per il maiale arrosto cinese, non lo nomino mai invano (intendo il maiale arrosto cinese) e mi faccio il segno della croce ogni volta che lo vedo: “nel nome del maiale, arrosto, cinese”. Ciononostante, quando qualcuno insinua che in realtà non è maiale, ma nutria, la cosa mi lascia indifferente. A me interessa il sapore di quello che mangio, non la specie. Se poi non è maiale, ma nutria a forma di maiale, al sapore di maiale, con la consistenza di maiale, per me non cambia niente. E potrebbe anche non essere né arrosto né cinese, pazienza, mangerei anche un sandalo mantecato bavarese purché sapesse di maiale, di arrosto e di cinese, in quest’ordine.
Invece non funziona così per il cosiddetto uomo di fede. L’uomo di fede ama molto Dio, non nel senso che se lo farebbe (anche se, obiettivamente, una bottarella...), ma nel senso che ha un grande rispetto eccetera eccetera, la differenza è che se qualcuno gli dice, tanto per fare un esempio, che in realtà non è Dio, ma nutria, all’uomo di fede gli va subito il sangue negli occhi. Anche alle donne di fede va il sangue negli occhi, ma con gli uomini è diverso, non so come dire, gli uomini ci mettono sempre quel qualcosa in più che li rende particolarmente rumorosi. Ma perché? Che gli importa? Se le ostie sapessero di maiale arrosto cinese, è sempre un esempio, io andrei a messa tutte le domeniche e non m’importerebbe niente se qualcuno insinuasse che in realtà non è maiale, ma Cristo.
Io penso che il motivo di questo comportamento sia che, primo, l’uomo di fede ha basato il senso di tutta la sua vita su Dio, mentre io non ho basato la mia vita sul maiale arrosto cinese e, secondo, che sotto sotto sa bene che Dio non esiste, mentre a me, che il maiale arrosto cinese esista o non esista, non frega proprio niente, purché me lo si lasci mangiare.
È come svegliare uno che dorme su un aereo che precipita. C’è da stupirsi se s’incazza? 

IL PROGRESSO

BARTOLOMEO PEPE


Il Senatore della Repubblica Bartolomeo Pepe è il miglior senatore di sempre paladino della gente genio sexy soldi big tits birra gratis.
Ciao Pepe, scusa se ti ho attirato qui con questo trucco, ma non sapevo in quale altro modo avere la tua attenzione. Allora, prima di tutto mi sembra corretto dirti che io non penso che tu sia il miglior senatore di sempre, mi spiace. Anzi penso che tu sia il peggiore, e considera che attualmente in Senato ci sono anche Razzi, Gasparri, Calderoli e Sauron, mi pare.
Sia chiaro, non ce l’ho con te per la tua fissa con i complotti. Oddio, non è che mi faccia piacere sapere che a prendere decisioni sulla mia vita è uno che crede alle scie chimiche, però, mi sono detto, in fondo là fuori in qualche bar queste persone esistono, per cui mi sembra giusto che qualcuno le rappresenti. Certo sarebbe bello che in Parlamento ci fossero solo filosofi e scienziati, ma purtroppo sono troppo impegnati con le loro carriere accademiche, per cui, a quanto pare, il Parlamento è diventato l’ultima spiaggia di quelli che andavano male a scuola.
Se ti dico che sei un pessimo senatore è solo perché non ti impegni abbastanza. Passi un sacco di tempo a parlare di complotti su Facebook, ma senza rigore, senza professionalità, senza nemmeno un briciolo di passione, sembra che butti lì le cose giusto per passare il tempo. Che differenza c’è fra la tua bacheca e quella di un adolescente? Prendi questo post, per esempio:


Ok, bravo, fai l'elenco delle teorie del complotto che girano in rete, però non è completo, hai dimenticato l’assassinio di Kennedy, il finto allunaggio dell’Apollo 11, il sosia di Paul McCartney, le piramidi costruite dagli alieni o il piano segreto per far sparire la punteggiatura, in modo che il popolo non riesca più a capirsi e il Potere domini incontrastato. Quest’ultimo complotto me lo sono inventato, e allora? Ti sembra un buon motivo per non prenderlo in considerazione?
Oppure prendiamo quest'altro post sull’attentato di Londra, dove “scopri” che un elicottero aveva il simbolo della massoneria:


A parte il fatto che, come ti fanno notare nei commenti, ci vogliono cinque minuti di Google per scoprire il perché di quel simbolo: è un’eliambulanza comprata grazie a una donazione dalla London Freemasonry nel 2016. Se ne vantano pure sul loro sito.


Ma a parte questo, ti pare il modo di rivelare al mondo che l'attentato di Londra è stato solo una messa in scena organizzata dal Potere? Se fosse vero sarebbe una scoperta sensazionale, vinceresti il Pulitzer, il Nobel e chissà cos’altro, forse anche una licenza elementare. Tu cosa fai, invece? Insinui. Ti limiti a scrivere “no comment” e lasci agli altri l’onere di speculare. Non spieghi, non approfondisci, non rispondi alle critiche, non dici neanche se questa grande scoperta l’hai fatta tu o l’hai trovata in giro, e il post successivo, come se niente fosse, sei già passato a un altro complotto. Cioè fammi capire, Pepe, tu vivi in un mondo dove un fantomatico Potere si inventa gli attentati per manipolare le masse e tu, uno fra i pochi ad esserne a conoscenza, tutto quello che fai è mezzo post su Facebook? Ma stai scherzando?
Prendi Rosario Marcianò, per esempio (so che lo conosci perché, anche se non l’hai citato, è dal suo Facebook che hai prelevato questa cosa), anche lui è specializzato in complotti, proprio come te, ma almeno si impegna: scrive lunghe dissertazioni, fa video, ricerche, si tiene aggiornato, difende le sue tesi fino all’ultimo like e, soprattutto, sa scrivere in italiano. Mi spiace, Pepe, ma sarebbe un senatore migliore di te.
Se tu vuoi veramente rappresentare i complottisti italiani e portare in Parlamento le loro idee, devi dedicarci più tempo, studiarle meglio, lottare per loro, fare qualche sciopero della fame e magari, chissà, forse alla fine scoprirai che sono tutte cazzate.

IL MESSAGGIO

TUTTE LE RISPOSTE AD ALTRE DOMANDE CHE NON CONTANO

Come capire quando uno è in coma?

Di solito guarda i talent show.

Meglio Wagner o Vinicio Capossela?

Sono due cose molto diverse. Se ti piace la musica, meglio Wagner.

Come comportarsi se il gatto è in coma?

Va nell’umido.

Cosa vuol dire “zero termico”?

Credo sia un modo di dire tipo “calma piatta”, ma con un significato diverso.

Perché le donne si lamentano in continuazione?

Solo quelle che ti frequentano.

Fa male fumare due sigarette al giorno?

Dipende da quanto sono grandi.

Cazzo.

Organo riproduttivo maschile adibito ad attività ricreative, esibizionistiche e in qualche caso riproduttive. È tenuto in grande considerazione per le sue notevoli proprietà afrodisiache, anche se purtroppo funzionano solo sul suo proprietario. Dimensioni medie: 14 cm, dimensioni percepite: 30 cm. Se ne consiglia un uso cauto e moderato, può avere effetti allucinogeni.

Come comportarsi quando è raggrinzito?

Va nell’umido.

Cosa succede quando la vanità supera l’intelligenza?

Fai lo chef in televisione.

Le parole per sembrare colti?

Non so, “pernicioso”, “narrazione”, “piuttosto che” usato nel senso di “oppure” e tante altre, ma basta ripeterne ossessivamente due o tre.

Le parole per sembrare scemi?

“Io”, “sono” e “scemo”.

Come si pulisce il glicole?

Tranquillo, puoi berlo anche così: una parte di glicole, una di gin, una di soda.

Come affascinare le donne?

Prima di tutto bisogna imparare ad ascoltare. Per quanto possa sembrare incredibile, le orecchie non sono cartilagini decorative per abbellire la testa. Un uomo capace di ascoltare è un evento che non passa inosservato. Poi naturalmente ci vuole anche gentilezza, simpatia, sensibilità e il codice genetico di Chris Hemsworth.


Perché i promotori finanziari sono narcisisti?

Allora, ti spiego. Nonostante le apparenze, i promotori finanziari appartengono con ogni probabilità alla specie umana. Da ciò segue che sono stati partoriti da una madre che li ha cresciuti nella convinzione di essere bellissimi, intelligentissimi e soprattutto interessantissimi, creature uniche e di natura semidivina il cui destino è quello di essere amati e ammirati da tutto il pianeta, foche comprese. Questo li ha resi narcisisti esattamente come tutti gli altri.

Sillogismi con la gallina.

Facile.
Tutti gli uomini sono mortali.
Matteo Salvini è un uomo.
Matteo Salvini è mortale.

Non è che per caso questo post è del tipo di quelli che andavano di moda dieci anni fa, quando si prendevano in giro le chiavi di ricerca?

No, non credo.

IL PARADOSSO DEMOCRATICO

Atene, qualcosa a.C.


Ehi, ragazzi, sentite qua: facciamo votare tutti i cittadini, così è impossibile che vada al potere un tiranno.

Geniale!


E invece non era geniale.
È il paradosso democratico: se la gente è libera di scegliere, può scegliere di rinunciare alla libertà di scegliere. Ovviamente non se ne rende conto, lei pensa di stare solo scegliendo di togliere la libertà a quelli che le stanno antipatici, solo che, togli la libertà a questo, togli la libertà a quello, prima o poi ti ritrovi che qualcuno toglie la libertà pure a te. Il concetto che, per essere libero tu, è necessario che siano liberi anche gli altri non è ancora passato. Se tutti fossimo razionali, concordi sull’oggettività dei fatti e aperti all’idea che ogni tanto può anche succedere di avere torto, la democrazia funzionerebbe. Il problema è che ci sono anche gli stupidi.
Sì, lo so che è brutto da dire, che è considerata una cosa fascistoide e tutto quanto, ma io non sto dicendo che queste persone non dovrebbero avere il diritto di votare (questo sarebbe fascistoide), sto solo dicendo che esistono e che sono pericolose per la democrazia. Sono quelli che, quando in televisione vedono delle persone colorate in modo diverso dal solito, la prima cosa che provano è fastidio, e invece di limitarsi a spegnere la televisione, che sarebbe la cosa più semplice da fare, si procurano una scheda elettorale, una matita copiativa e vanno a votare la persona meno democratica a disposizione.
In base a uno studio pubblicato su Psychological Science (Hodson & Busseri, 2012), esiste una correlazione fra stupidità e razzismo. In particolare gli autori hanno trovato che una minore intelligenza durante l’infanzia conduce a un maggiore razzismo in età adulta. Nell’articolo si legge anche questo:

Our synthesis demonstrates that cognitive ability plays a substantial role not only in predicting prejudice, but also in predicting its potential precursors: right-wing ideologies and authoritarian value systems, which can perpetuate social inequality by emphasizing the maintenance of the status quo, and a lack of contact and experience with out-groups.

Questo è un fatto e, come tutti i fatti, non è né di “destra” né di “sinistra” né di “né di destra né di sinistra”. È solo un fatto e ogni democrazia che voglia sopravvivere dovrebbe tenerne conto. A dire la verità le democrazie ne tengono già conto, a questo dovrebbero servire cose come la rappresentanza parlamentare al posto della democrazia diretta, la divisione dei poteri, le elezioni di secondo grado e così via, solo che ultimamente gli stupidi si stanno facendo furbi.
Ovviamente non è da prendere in considerazione l’idea di impedire agli stupidi di votare, visto che salvare la democrazia distruggendo la democrazia non mi sembra proprio una buona idea. E non vale neanche usare trucchi tipo, che so, mettere in giro la voce che votare fa venire l’autismo. Troppo comodo. Se le persone intelligenti sono veramente così intelligenti come dicono, allora devono essere in grado di sconfiggere gli stupidi senza trucchi.
Per riuscirci, tanto per cominciare, dovrebbero prendere esempio da loro. Prima di tutto: restare uniti, come si dovrebbe sempre fare quando ci si ritrova in un film dell’orrore. Invece di solito i protagonisti si separano, vanno in giro ognuno per conto suo e così vengono uccisi uno dopo l’altro. Anche se gli intelligenti trovano così appagante passare il tempo a farsi le pulci l’un l’altro, anche se magari, a volte, hanno l’impressione che sia divertente mettersi dalla parte degli stupidi e aizzarli contro gli altri intelligenti, dovrebbero invece sforzarsi di stare uniti, perché gli stupidi sono uniti. Divisi su tutto, come tutti, ma uniti come miliardi di fratelli gemelli in un unico grande scopo: distruggere la democrazia.
C’è un’altra cosa che bisognerebbe copiare dagli stupidi: lasciar perdere le argomentazioni razionali. Basta. Quest’idea che per sconfiggere un’idea sbagliata serva la razionalità è un retaggio del liberalismo ottocentesco. La razionalità funziona solo con le persone razionali, non con gli stupidi. Se con gli stupidi cerchi di confutare una stupidaggine ottieni solo l’effetto di rafforzarla, perché più una stupidaggine viene ripetuta, più circola e più circola, più si sedimenta. L’autorevolezza di una stupidaggine non sta nella sua fondatezza (non ha nessuna fondatezza), ma nel numero di volte che è stata ripetuta, per questo motivo quando una persona intelligente si trova di fronte a una stupidaggine, non deve confutarla, deve solo boicottarla, far finta che non esista. Qualche volta bisogna imparare a rinunciare alla propria libertà di parola.
Terza cosa fondamentale: sfruttare il punto debole degli stupidi, che, forse vale la pena ricordarlo, è la stupidità. Gli stupidi si interessano alle elezioni solo perché sentono parlare di questioni generiche in modo approssimativo: “la vostra crisi non la paghiamo”, “aiutiamoli a casa loro”, “così tenero che si taglia con un grissino” e così via, ma se tutte le persone intelligenti che lavorano nei media, che sono la maggior parte, parlassero solo di questioni precise in modo dettagliato, gli stupidi si annoierebbero. Nessuno stupido riuscirebbe mai ad appassionarsi alla relazione inversa fra tasso di inflazione e tasso di disoccupazione o alla differenza fra sunniti e sciiti, e il giorno delle elezioni se ne resterebbe a casa a giocare a tennis col gatto.
La politica deve essere una cosa noiosa.

ALBERO IV

ESPERIMENTO

Sabato 11 Marzo, tra un concerto Brandeburghese e l'altro, Guglielmo Favilla si introdurrà di soppiatto sul palco del Teatro Manzoni di Pistoia per interpretare un monologo tratto da questo blog. Se nessuno lo abbatterà, affronterà un tema molto delicato.


In pratica si tratta di un esperimento: lui si presenta davanti a tutti con la massima serietà, in un contesto serio, per dire cose serissime ma con un intento buffo e poi vediamo che succede. Se la frequenza dei colpi di tosse sarà confrontabile con quella che c'era durante la musica, vuol dire che nessuno avrà notato niente di strano. Ovviamente non voglio anticipare niente, a parte questa breve sintesi visiva.


Le musiche saranno eseguite dall'Orchestra Leonore (direttore musicale: Daniele Giorgi). Altre informazioni sono reperibili qui. Ma al giorno d'oggi chi ha bisogno di informazioni?

ALBERO III

IL CONIGLIETTO DI GOMMA

Tempo fa i miei genitori avevano un pechinese di nome Svirgoly.


In realtà questa è la foto di un pechinese qualsiasi presa da internet, tanto alla fine questi cani sono tutti uguali: uno stomaco, quattro zampe e tanto pelo intorno.
I miei genitori amavano molto Svirgoly, facevano qualsiasi cosa per lui: gli lasciavano il pieno controllo del divano, gli facevano compagnia la notte quando non dormiva, lo lavavano tutti i giorni, lo profumavano, lo pettinavano e lo nutrivano esclusivamente con prosciutto di Parma stagionato 24 mesi. Per qualche motivo Svirgoly aveva deciso di mangiare solo prosciutto. Del resto esistono i vegani, i paleo, i crudisti e così via, Svirgoly era prosciuttariano. Era talmente viziato che non si degnava nemmeno di scendere dal divano per andare a mangiare, ma pretendeva di essere imboccato a mano. Ovviamente con i guanti, era un cane molto schizzinoso. Ogni volta che manifestava il desiderio di giocare, qualsiasi ora fosse, i miei interrompevano le loro attività e lo accontentavano. Era bello vederli giocare insieme, anche se era Svirgoly a lanciare la pallina e i miei a riportargliela.
Lo so, può sembrare che i miei fossero completamente in balìa di un cane, però lui li ricambiava con tanto affetto, molto più affetto di quello che di solito può darti un figlio senza coda, e in più non c’era il rischio di vederselo tornare a casa ubriaco alle tre di notte con la macchina sfasciata. Svirgoly reggeva benissimo l’alcol. Un giorno, però, succede una cosa strana.
Mia madre mi telefona molto preoccupata.


Cosa c’è che non va?

Svirgoly è cambiato.

Il cane?

Non chiamarlo così! Lo sai che non lo sopporta.

Che gli è successo?

È diventato introverso, permaloso... se ci avviciniamo ringhia come se volessimo ucciderlo.

E voi non volete ucciderlo, giusto?

No!

Ok.

Ieri sera mi ha morso.

E va beh, che sarà mai...


Tutto era iniziato qualche settimana prima, quando, per festeggiare il novantaquattresimo complemese di Svirgoly, gli avevano regalato un piccolo coniglietto di gomma, di quelli che strombettano quando li schiacci. All’inizio sembrava che Svirgoly fosse solo un po’ più felice del solito: saltellava con il coniglietto in bocca, scodinzolava con il coniglietto in bocca e emetteva piccoli ululati di giubilo con il coniglietto in bocca. Ma dopo qualche giorno aveva iniziato a incupirsi. Passava sempre più tempo da solo con il suo coniglietto, in disparte, e elargiva tutto il suo prezioso affetto solo ed esclusivamente a lui. Cosa aveva di così speciale? Mio padre aveva ipotizzato che magari era fatto di una qualche sostanza sintetica al sapore di prosciutto perenne, “oggi col computer fanno tutto”. Questa è la frase con cui pensa di spiegare ogni cosa, ma purtroppo la verità era molto più semplice e deprimente: Svirgoly aveva trovato qualcuno a cui voleva più bene. Tutto qui.
Per i miei era un brutto colpo: anni e anni di amore e dedizione per poi essere scaricati così, in quattro e quattr’otto, per un pezzo di gomma inanimato. L’unico motivo per cui Svirgoly non se ne andava di casa con il suo coniglietto era che questo non poteva offrirgli vitto e alloggio. Bisognava fare qualcosa.
Per prima cosa chiedo ai miei genitori di lasciarmi solo con lui. In fondo, mi dico, è pur sempre un esemplare di una specie intellettualmente inferiore, non sarà poi così difficile fregarlo.


Ciao, Svirgoly, tutto bene?

...

Devi sapere che il coniglietto che tieni fra i denti è solo un pezzo di materia privo di coscienza, non importa quanto carino possa essere.

...

A differenza dei miei genitori, non ha nessuna capacità di amarti. I suoni che emette non sono volontari, ma indotti dalla pressione. Ti faccio vedere...

Grrr...

Ok ok… ascolta: tutti i corpi senza cervello sono privi di coscienza, il coniglietto è senza cervello, il coniglietto è privo di coscienza.


Niente da fare, come parlare con un invasato. A un certo punto mi sono chiesto: ma è più stupido un cane convinto che un pezzo di gomma sia vivo o io che cerco di dimostrargli il contrario? Bisognava passare alle maniere forti.


ALBERO II

MATERIA OSCURA ALLA LIVORNESE

La materia oscura non si vede, non si sente, non fa niente di niente, ma ha una massa. In pratica è materia che non c’è ma che si comporta come se ci fosse. Comodissima. Le curve di rotazione delle galassie dovrebbero scendere e non scendono? Si vede che c’è un po’ di materia oscura. Gli ammassi di galassie dovrebbero andare in pezzi e non lo fanno? Mettici della materia oscura. I modelli cosmologici dovrebbero funzionare e non funzionano? Materia oscura! A furia di aggiungere materia oscura ogni volta che qualcosa non torna, adesso ci si ritrova con un universo pieno di questa cosa invisibile. Chissà cosa direbbe un cosmologo se al ristorante gliene portassero un bel piatto.


Ecco le sue polpette alla livornese!

È uno scherzo?

No, signore.

Io non vedo niente.

Sono polpette oscure: non si vedono, non si mangiano, ma costano esattamente come le altre.


Un cosa simile era già successa. Circa un secolo e mezzo fa, qualcuno si accorge che Mercurio non rispetta la legge di gravitazione universale. È il panico. Mercurio, quel maledetto, va fuori posto di 43 secondi d’arco al secolo! Cioè tanto così:

.

Gli scienziati diventano matti se qualcuno non rispetta le loro leggi, quindi decidono che deve esistere un pianeta più vicino al Sole che disturbi l’orbita di Mercurio quel tanto che basta per far tornare i conti, un pianeta che non si veda, non si senta e, soprattutto, che non trasgredisca nessuna legge fisica. Il fatto che questo pianeta non esista è solo un dettaglio trascurabile e non impedisce alla comunità scientifica di dargli un nome: Vulcano.
Tutto sembra risolto e finalmente ci si può di nuovo occupare di cose più serie, come la propagazione della luce nell'etere. Ma purtroppo c’è un problema: Einstein. Un giorno Einstein si presenta a casa della comunità scientifica, suona il campanello e fa garbatamente notare che non è Mercurio che non conosce la fisica, ma è la fisica che va aggiornata. Tutti lo guardano come se fosse pazzo, e non solo per via dei capelli sparati in piedi e la lingua di fuori. Einstein però non si lascia intimidire e dimostra sotto il naso di tutti che la legge di gravitazione giusta non è questa


ma questa


e giura sulla sua collezione di baffi finti che tutti quei simboletti hanno pure senso.
Forse oggi non ci sono molti Einstein in circolazione e dunque dobbiamo tenerci la materia oscura. O forse non è questo il problema, forse le leggi fisiche sono come i record del mondo e a migliorarle si fa sempre più fatica. Chi lo sa? Magari la vera legge di gravitazione universale è qualcosa del genere

ALBERO I

DUE

Sempre che il mondo non finisca prima (ogni volta che dico questa cosa, sembra sempre meno una battuta), a partire dal 9 febbraio la parola “due”, oltre che un numero, indicherà anche una commedia teatrale. L’abbiamo scritta io e Luca Miniero in un momento di grande fiducia nel mondo (in particolare quella parte di mondo ricoperta dai mari) e, come dice il titolo stesso, parla di due, un uomo e una donna, Marco e Paola, rispettivamente. A lei piacerebbe tanto sposarsi ma alla fine non sa se vuole sposarsi, mentre lui farebbe anche a meno di sposarsi ma dice che vuole sposarsi. Insomma, la classica storia d’amore, con figli, cani, fantasmi, viaggi nel tempo, un letto Ikea e, naturalmente, Epicuro. Una storia d’amore senza filosofi greci non vale neanche la pena iniziarla.

Date e teatri
09/02: Dei Marsi di Avezzano (AQ)
10/02 - 12/02: Comunale di Caserta (CE)
15/02 - 16/02: Comunale di Teramo (TE)
17/02 - 19/02: Masini di Faenza (RA)
21/02 - 22/02: Circus Visioni di Pescara (PE)
23/02 - 26/02: Delle Muse di Ancona (AN)
01/03 - 02/03: Bellini di Montagnana (PD)
03/03 - 05/03: Il Celebrazioni di Bologna (BO)
07/03: Nuovo Teatro Comunale Giuseppe Verdi di Brindisi (BR)
09/03 - 26/03: Ambra Jovinelli di Roma (RM)
27/03 - 28/03: Garibaldi Comunale di Figline Valdarno (FI)
30/03 - 01/04: Politeama Genovese di Genova (GE)
02/04: Del Popolo di Colle Di Val D'Elsa (SI)
04/04: Sociale di Cittadella (PD)
05/04: Mattarello di Arzignano (VI)
06/04: Auditorium A. Vivaldi di Jesolo (VE)
07/04 - 09/04: Alfieri di Torino (TO)
19/04 - 30/04: Diana di Napoli (NA)

INTERVISTA A EMANUELESI

Siccome sono ormai circa sei anni che su questo blog appaiono strisce di Emanuelesi, mi sono detto: ma chi è Emanuelesi? In rete non si trova molto, giusto il suo sito, dove si può vedere un po’ del suo lavoro, ma nessuna informazione su di lui, niente, neanche una parola. Così ho deciso di mandargli una mail con qualche domanda.

Ciao, Emanuelesi. Chi sei?
Mi descriveresti la tua giornata tipo?

Quanto tempo dedichi mediamente al blog?
Ieri mi sono riguardato tutte le tue strisce. Possono essere molto diverse fra loro, ma in tutti i casi costringono chi le guarda a farsi delle domande e a cercare una risposta, risposta che spesso è nascosta nei dettagli. Domande e dettagli sono due cose molto rare, per caso hai studiato tutti i trucchi del social media marketing e li applichi al contrario o ti viene spontaneo?
Avrei voluto dirti le mie tre strisce preferite, ma non sono stato capace di sceglierne solo tre, così ho deciso di dirtene tre a caso fra le mie preferite: Gli altri, L'agguato, L’uomo naso e Bonnard ovvero l’artista. Sì, lo so, sono quattro. Mi fai una striscia in cui l’uomo naso e Bonnard si incontrano? Ti prego.




Grazie. Un’altra striscia che mi piace molto è Moby Dick. Quando arrivo alla fine e vedo quel capello sul cuscino, quasi mi si inumidiscono gli occhi, ma, ti giuro, dopo quattro anni non l’ho ancora capita. Me la potresti spiegare?




Un’altra tua caratteristica, non so se te ne sei accorto, è che non fai mai uso di parole. Non ti capita mai di sentirne la mancanza?
Ti capisco. Anch’io se potessi ne farei volentieri a meno. Secondo me le parole possono anche essere disposte in modo appropriato, piacevole o addirittura elegante, qualcuno ci riesce, ma alla fine hanno sempre un fondo ineliminabile di volgarità. Al livello più basso stanno le chiacchiere, più su c’è il discorso, poi la narrativa, la poesia e in cima a tutto sta il silenzio. Ti è piaciuta questa?
Facciamo un esperimento. Se ti dico “oscurità”, “orpelli” e “macedonia”, tu cosa mi rispondi?


Molte volte prendi di mira l’arte contemporanea, come per esempio nel Capolavoro o nel Sorpasso. Volevo sapere cosa pensi di Pistoletto.


C’è qualcuno a cui ti ispiri?
Che rapporto hai con i fumetti?
Esprimi tre desideri.

Progetti per il futuro?
Ultima cosa, potresti dire una parola? Solo una, a tua scelta. Puoi disegnarla, se vuoi.